Come nasce il tuo interesse per la materia giuridica?
Dall'interpretazione della legge nella mitologia greca (penso al mito di Antigone) e nella filosofia classica, laddove il rispetto della legge viene fatto corrispondere a ciò che la pietà umana ha di più profondo.
Quale episodio professionale consideri particolarmente significativo?
Tutte quelle negoziazioni in cui emergono e si amalgamano con gli elementi giuridici quelli extra-giuridici, così da disegnare un quadro quanto più possibile completo degli interessi in gioco e da permettere la massima soddisfazione delle parti coinvolte.
Quanto è importante entrare in empatia con il cliente?
Fondamentale: se non vi è trasparenza e fiducia reciproca, il rapporto risulta minato alla base.
In che modo un cliente può aiutarti ad assisterlo?
Il cliente dovrebbe fornire tutte le informazioni che riguardano la questione sottoposta, buone o cattive che siano. Le reticenze, la fretta e l'approssimazione sono tra le cause maggiori di insuccesso.
La frase “i migliori avvocati sono quelli che evitano i conflitti e le cause” è condivisibile?
Sì, la “coniuctio oppositorum” che contraddistingue lo studio Comba e Associati riflette pienamente il mio pensiero e il mio stile. Percepisco la causa giudiziale come estremo e chirurgico rimedio e la suggerisco soltanto se strettamente necessaria.
Che ingredienti non possono mancare in una valida strategia legale?
La disamina complessiva della vicenda, il riscontro documentale, la pre-costituzione delle prove, la comunicazione tra le parti e/o i loro legali, la ricerca e la formulazione di una o più soluzioni concrete.
Quali sono le più frequenti materie del contendere dei tuoi clienti?
Inquadramento contrattuale dei rapporti commerciali e negoziazione delle previsioni contenute nei singoli accordi, l'inadempimento contrattuale e le relative responsabilità (difettosità della merce, ritardi nelle consegne), la qualificazione del made in, le procedure doganali.
E gli “errori” tipici dell’imprenditore italiano che decide di operare all’estero?
L'approssimazione di chi dà un colpo d'occhio parziale, perdendo la visione d'insieme.
Cosa dovrebbe approfondire un imprenditore prima di avventurarsi sui mercati internazionali?
L'inderogabilità di alcune previsioni secondo le legislazioni straniere, la legge applicabile, l'autorità giudiziaria competente a decidere di eventuali controversie.
L’obbligo di indicare l’origine in etichetta ha buone prospettive anche nel contesto normativo comunitario? O le lobby continueranno a bloccare questa operazione trasparenza?
Pare che l'Unione Europea stia compiendo un'inversione di rotta, ma l'approvazione del Regolamento definitivo in materia di obbligo di etichettatura sul Made in resta ancora un'incognita, data la contrarierà di alcuni Paesi nord-europei. Come evidenziato dalla nostra giurisprudenza penale, l’impresa che delocalizza la produzione all'estero – marchiando il prodotto - si fa sempre e comunque garante dei prodotti che commercializza, oltre ad esserne spesso il creatore e il titolare del know how.
Se potessi eliminare qualcosa del tuo quotidiano professionale, a cosa rinunceresti volentieri?
Alla corrispondenza esclusivamente virtuale. Mi piace - di tanto in tanto - incontrare di persona gli imprenditori e toccare con mano i loro prodotti.
Quali sono i tuoi obiettivi professionali di lungo periodo?
Comunicare e creare una sinergia con gli altri esperti del settore (fiscalisti, doganalisti, etc.), così da ampliare il nostro angolo visuale e assistere le imprese in maniera trasversale.
Qual è il tuo libro preferito?
“Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov.
E il tuo film preferito?
Da “Metropolis” di Fritz Lang a “2046” di Wong Kar-way.
Sogni nel cassetto?
Trovare la mia forma di espressione artistica (la fotografia, forse) per poter liberare e trasmettere i "brividi" che sento dentro.